DATI ISTAT SULLA RIPRESA: DOV’E’ LA VERITÀ’?

I dati emanati stamattina dall’Istituto Nazionale di Statica sulla crescita del Pil dividono gli addetti ai lavori.

Non si è avuto neanche il tempo di constatare che le cose, economicamente parlando, vanno meglio che subito, come spesso capita nel nostro paese, si è scatenata la bagarre. Da una parte tra coloro che, grazie ai dati emanati dall’Istat,  intravedono la ripresa e dall’altra quelli che definiscono inadeguato l’ottimismo di queste ore.  I primi dicono che si  possa prevedere una crescita del pil dello 0,7% quest’anno, dell’1,2% nel 2016 e dell’1,3% nel 2017. Per supportare questa previsione  è necessario però  che il governo si impegni seriamente per il rilancio di un comparto come quello agricolo e si preoccupi  di alleggerire il carico fiscale generale. Inadeguato e fuorviante pare al secondo gruppo l’ottimismo che lo stato dimostra rispetto alla criticità’ della situazione reale. Come afferma il segretario CGIL Barbi infatti ‘negli ultimi sette anni di crisi l’Istat, cosi’ come tutti i principali istituti nazionali ed internazionali di calcolo, ha sbagliato gran parte delle sue previsioni”. “Dietro a quello che sembrerebbe un semplice errore tecnico – continua Barbi – si nasconde invece una precisa volontà’ politica e, considerando l’eccezionalità della crisi, sarebbe opportuno mettere in dubbio l’adeguatezza dei sistemi matematici di calcolo utilizzati per le analisi economiche”.

La verità quindi da che parte sta?

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Cos’è il DEF? Spiegato bene

Il Consiglio dei ministri  continua a discutere oggi del DEF, il Documento di Economia e Finanza del 2015.

Il documento completo dovrebbe essere presentato il prossimo venerdì.

Ma cos’è esattamente il DEF?

 

Il DEF è il principale strumento con cui in Italia si programmano l’economia e la finanza pubblica (ma non solo) e interessa direttamente i cittadini perché, in pratica, anticipa anche le norme e i decreti che verranno approvati nei prossimi mesi.

Il DEF è stato istituito con la legge numero 39 del 7 aprile 2011 dall’allora governo Berlusconi. Alla base di quella riforma c’era la necessità di adeguare la programmazione degli obiettivi economici e finanziari alla normativa europea per quanto riguardava tempi di presentazione e procedure. Nel 2011 il DEF è stato infatti anticipato alla prima metà dell’anno – la scadenza per la presentazione è attualmente al 10 aprile – per coordinarsi meglio con le procedure di bilancio degli altri stati membri dell’Unione Europea. Il DEF si occupa della programmazione almeno triennale: definisce gli obiettivi della finanza pubblica, aggiorna le previsioni ed espone gli interventi necessari per raggiungere gli obbiettivi. Il DEF ha cambiato nome diverse volte, ma esiste dal 1988: inizialmente si chiamava Documento di Programmazione Economico-Finanziaria (DPEF), poi è diventato Decisione di Finanza Pubblica dal 2009 al 2011.

Il DEF viene prima deciso dal governo e poi presentato al Parlamento per l’approvazione, ogni anno. C’è però un passaggio intermedio: il Documento deve essere presentato e ottenere il via libera anche dal Parlamento Europeo. Dato che si tratta di un testo programmatico non ha comunque forza di legge: per questo le misure illustrate nel DEF sono state poi spesso ritoccate e modificate, a volte anche in modo molto significativo. Il documento è composto da tre parti: una curata dal dipartimento del Tesoro; una più analitica, che fotografa la situazione attuale, a cura della Ragioneria generale dello Stato; una sulle riforme, concordata dal dipartimento del Tesoro con quello delle Politiche comunitarie. Quest’ultimo contributo è importante perché il DEF serve soprattutto a indicare ai partner commerciali dell’Italia, ai suoi creditori sul mercato e all’Unione Europea quali sono le sue prospettive a breve e medio termine.

Ecco la divisione delle sezioni:

Sezione I – Programma di Stabilità dell’Italia indica:

– gli obiettivi di politica economica e il quadro delle previsioni economiche e di finanza pubblica almeno per il triennio successivo e gli obiettivi articolati per i sotto settori del conto delle amministrazioni pubbliche;
– l’aggiornamento delle previsioni per l’anno in corso, evidenziando gli eventuali scostamenti rispetto al precedente Programma di stabilità;
– l’evoluzione economico-finanziaria internazionale, per l’anno in corso e per il periodo di riferimento; per l’Italia, le previsioni macroeconomiche, per ciascun anno del periodo di riferimento, con –evidenziazione dei contributi alla crescita dei diversi fattori, dell’evoluzione dei prezzi, del mercato del lavoro e dell’andamento dei conti con l’estero;
– le previsioni per i principali aggregati del conto economico delle amministrazioni pubbliche;
– gli obiettivi programmatici, indicati per ciascun anno del periodo di riferimento, in rapporto al prodotto interno lordo, tenuto conto della manovra, per l’indebitamento netto, per il saldo di cassa, al netto e al lordo degli interessi e per il debito delle amministrazioni pubbliche.

Sezione II- Analisi e tendenze della finanza pubblica indica:

– l’analisi del conto economico e del conto di cassa delle amministrazioni pubbliche nell’anno precedente e degli eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi programmatici indicati nel DEF;
– le previsioni tendenziali, almeno per il triennio successivo, del saldo di cassa del settore statale e le indicazioni sulle correlate modalità di copertura;
– le informazioni di dettaglio sui risultati e sulle previsioni dei conti dei principali settori di spesa, almeno per il triennio successivo.

Sezione III – Programma Nazionale di Riforma indica:

– lo stato di avanzamento delle riforme avviate;
– gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività;
– le priorità del Paese e le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nella prima sezione del DEF.

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L’industria in ripresa economica nel 2015? Rimandati a settembre

Industria in ripresa economica? Macchè!

Il fatturato nell’industria diminuisce a gennaio dell’1,6% rispetto a dicembre, con una flessione dello 0,9% sul mercato interno e del 3,1% su quello estero. Lo rileva l’Istat che parla di un calo “abbastanza importante” dopo il risultato positivo di dicembre (+1,4% su mese e +0,9% su anno). Su base annua la riduzione di gennaio è del 2,5%. Male anche gli ordini che sono diminuiti del 3,6% rispetto a dicembre, mentre nel confronto con il 2014 l’indice grezzo degli ordinativi si è ridotto del 5,5 per cento. Il calo, aveva osservato pochi giorni fa Confindustria, sarebbe attribuibile soprattutto a “fattori di calendario” e comunque la produzione industriale a febbraio potrebbe essere salita dello 0,4% dopo il -0,7% di gennaio. Se il dato venisse confermato a fine trimestre il Pil potrebbe crescere dello 0,2%. Non è comunque l’intera industria a soffrire. Il fatturato del segmento degli autoveicoli, infatti, è cresciuto nello stesso periodo del 18,9% rispetto a gennaio del 2014: in aumento anche gli ordinativi di auto (+14,2%). L’insieme dei mezzi di trasporto vede, invece, un aumento del fatturato del 10,1% ma un calo degli ordinativi del 9,2%. Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un incremento congiunturale per i beni intermedi (+0,3%), mentre registrano variazioni negative per l’energia (-13,6%), per i beni strumentali (-2,2%) e per i beni di consumo (-0,4%). L’indice grezzo del fatturato cala, in termini tendenziali, del 5,6%: il contributo più ampio a tale flessione viene dalla componente interna dell’energia.

Si può parlare allora di vera ripresa? Forse si, ma con grandissima cautela.

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